Vendere libri online

Vendere libri online: una brutta storia

Da qualche anno sentivo il bisogno di fare spazio nelle librerie ma, pigra come sono, continuavo a rimandare. Un mese fa, però, in vista di un trasloco non proprio imminente ma quasi, sono finalmente passata all’azione.

Assecondando la pigrizia, ho optato per la soluzione più semplice: vendere a un noto bookstore online che compra libri usati e che si appoggia a un altrettanto noto corriere, anzi a un famigerato corriere, direi.

Bene, vi racconto com’è andata.

Prima vendita

Seleziono un po’ di libri, il bookstore li accetta, e preparo i pacchi seguendo alla lettera le istruzioni ricevute. Poi, sempre seguendo pedissequamente le istruzioni ricevute, contatto il corriere e prenoto il ritiro.

Nel giorno stabilito, si presenta il corriere. Io, tutta contenta, lo raggiungo in portineria, coi miei bei pacchi e – sorpresa! – il corriere mi dice che non può ritirare niente perché non ho stampato la lettera di vettura. Gli dico che qualcosa non torna perché le istruzioni erano chiare: avrei dovuto stampare la lettera di vettura nel caso avessi spedito un solo collo in porto franco, mentre i colli sono tre e il ritiro è in porto assegnato, e quindi è al corriere che tocca apporre le etichette. Il corriere resta fermo sulle sue posizioni, trattandomi come se fossi una completa idiota. Alla fine, io me ne torno di sopra con i miei bei pacchi. E chiamo.

La gentile signorina che mi risponde mi dice che la collega aveva sbagliato a prendere la prenotazione e ne fissa un’altra per l’indomani. Il corriere arriva con le etichette e amen.

Seconda vendita

Nel giorno stabilito, ricevo una telefonata del corriere che mi dice che lui è un sostituto, che di solito copre altre zone, che non trova l’indirizzo. Mi faccio spiegare dov’è e gli do indicazioni precise. Un paio d’ore dopo il corriere mi richiama dicendomi che non ha fatto in tempo e che tornerà il giorno dopo. Il giorno dopo, in effetti, torna e pace.

Terza vendita

Nel giorno stabilito, si presenta il corriere – quello della prima vendita, che nel frattempo è rientrato dalle ferie. Senza etichette, anche stavolta. Torno di nuovo di sopra con i miei bei pacchi e chiamo.

La non troppo gentile signorina che mi risponde mi conferma che la prenotazione era stata presa in maniera corretta ma che toccava a me apporre le etichette. Le spiego che si sbaglia, non solo perché le istruzioni ricevute via mail dicono altro, ma perché ho fatto già altre spedizioni, con il benedetto ritiro in porto assegnato, e le etichette le aveva apposte il corriere. Fissiamo comunque un nuovo ritiro per l’indomani.

Nel frattempo, però, siccome comincio a essere un tantinello stufa, chiamo anche il bookstore online e spiego cosa è successo. Spiego, soprattutto, il mio disagio dovuto al fatto che ogni volta che ho prenotato un ritiro, il corriere al quale si appoggiano, mi ha tenuta bloccata non per un giorno – come sarebbe normale – ma per due giorni. E sottolineo il fatto che, forse, viste le risposte che mi ha dato la non troppo gentile signorina, dovrebbero spiegare a chi prenota i ritiri come funziona. E il signore con il quale parlo, in sintesi, mi liquida dicendo che gli dispiace ma devo portare pazienza.

E così arriva anche l’indomani, e torna il corriere – di nuovo – senza etichette. E ricomincia il mio calvario. Stavolta mi risponde una signorina gentile che mi dice che la precedente prenotazione era stata fatta male, ecco perché il corriere non aveva le etichette. Prenotiamo l’ennesimo ritiro, per il pomeriggio stesso. Il pomeriggio arriva, il corriere no. Così l’indomani mattina chiamo di nuovo il corriere, per avere informazioni sul ritiro non effettuato. Mi dicono che la prenotazione è stata annullata. Domando da chi, mi rispondono boh. E no grazie, ma non voglio prenotare un nuovo ritiro.

A questo punto, il noto bookstore, probabilmente mosso a pietà, mi ha risposto che in via del tutto eccezionale si farà carico di prenotare, in mia vece, un nuovo ritiro. Offerta che ho declinato.

Non venderò più al noto bookstore che si appoggia al famigerato corriere

Tre vendite, di cui una mai avvenuta, sono state sufficienti, non a liberarmi di tutto quello di cui volevo liberarmi, ma a capire che questa esperienza è stata fallimentare, perché la combo noto bookstore online e famigerato corriere mi ha portata sull’orlo di un esaurimento nervoso.

Di libri da vendere ne ho ancora un botto, ma a costo di metterci più tempo, tenterò altre strade: Facebook, Instagram – e chissà che non mi venga qualche illuminazione nel frattempo.

Se vi va di sbirciare, trovate tutti i libri nelle stories in evidenza su Instagram. Magari là in mezzo c’è qualcosa che vi va di leggere.

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