Come ci siamo arrivati?

Middle England - Jonathan Coe

Ho letto Middle England di Jonathan Coe un po’ per caso, solo perché è stato scelto dal gruppo di lettura di cui faccio parte. E se dovessi dargli un voto da uno a dieci, gli darei 6. Ma senza le ultime cento pagine sarebbe stato probabilmente un 7 pieno – forse addirittura un 7 e mezzo.

Fortunatamente, però, nessuno mi ha chiesto di dare un voto a Middle England, e nessuno mi ha chiesto di scriverci su una recensione. Infatti questa non è una recensione: sono solo pensierini.

Identità nazionale o identità culturale?

Con Coe ho un rapporto strano. L’ho letto in passato, e mentre lo leggevo mi piaceva o mi piaciucchiava. Insomma, non ricordo di essere mai andata in visibilio, ma nemmeno di aver avuto voglia di scagliare il libro contro un muro. Dei romanzi di Coe che ho letto, però, non ricordo assolutamente niente: né della Banda dei Brocchi, né della Famiglia Winshaw, né degli altri – la cosa grave è che non saprei nemmeno dire quali sono gli altri. E mi viene da pensare che anche a Middle England toccherà un simile oblio.

Non è brutto, no. Ma non è nemmeno un romanzo memorabile. Eppure c’è un intero capitolo memorabile: quello dedicato alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra 2012.

Ok, forse l’aggettivo memorabile è eccessivo. Ma sono decisamente belle pagine, e sono belle – per me, almeno – perché mi hanno fatto riflettere su cose come identità nazionale e culturale. Mi è parso che Coe la pensi come me: l’identità nazionale è una baggianata, semmai quello che ci tiene assieme, quello che ci permette di trovarci – qualsiasi cosa significhi – è l’identità culturale, cioè la condivisione di riferimenti culturali disparati: può essere un fatto, un libro, una canzone o un tormentone.

Intellettuali che non hanno capito niente

Ecco, la cultura mi sembra il grande tema del romanzo.

Molti dei personaggi di Middle England sono uomini e donne colti, intellettuali: giornalisti, editori, scrittori, ricercatori universitari. Alcuni sono intellettuali impegnati. Tra gli intellettuali impegnati c’è Sophie che mi pare un personaggio riuscito, visto che l’ho detestata e, se me la fossi trovata davanti, probabilmente l’avrei presa più e più volte a sberle.

Che poi, a pensarci bene, io me la sono trovata davanti un sacco di volte Sophie, me la ritrovo davanti di continuo. Non si chiama Sophie, ma è lei – ed è la mia nemesi. Sophie è quella che ha studiato, che ha letto un milione di libri, che guarda solo film d’autore, che non si perde una mostra, che pensa di aver capito tutto e invece non ha capito niente.

Non so se Sophie sia la tipica intellettuale impegnata inglese, ma di sicuro somiglia in maniera spaventosa ai tipici intellettuali impegnati italiani.

Quelli che hanno letto un milione di libri

Sophie crede di aver capito tutto e invece non ha capito niente perché non ha capito il mondo che la circonda, perché arroccata nella sua torre d’avorio dove tutto è bianco o nero, dove tutto è giusto o sbagliato. Sophie è convinta di avere tutte le risposte, ma non si fa mai domande.

Per questo dicevo che, secondo me, il grande tema di Middle England è la cultura. Perché, mentre lo leggevo, non ho potuto fare a meno di chiedermi: cos’è la cultura? Che non vuol dire tracciare una linea di demarcazione tra quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare – Dio ce ne scampi! Anche perché, insomma, ci sono quelli che hanno letto un milione di libri e non hanno capito nemmeno una parola, e ci sono quelli che non sanno nemmeno parlare e magari sanno pensare meglio di tantissimi altri.

Sophie appartiene alla prima categoria. Il suo opposto è un personaggio minore: Charlie. Charlie che fa un lavoro poco glamour, che non ha il becco di un quattrino, che osserva, analizza, capisce, che è generoso e sensibile. E che, chi l’avrebbe mai detto!, ha letto pure lui un sacco di libri, solo che non lo va a sbandierare ai quattro venti.

Come ci siamo arrivati?

Middle England non è un libro sulla Brexit. Certo, parla anche della Brexit, di come si è arrivati alla Brexit. E, secondo me, si è arrivati alla Brexit per colpa di Sophie e di tutti quelli come Sophie.

È per colpa di quelli come Sophie che Trump è diventato presidente degli Stati Uniti. È per colpa di quelli come Sophie che ci ritroviamo con il governo Lega-M5S. È per colpa di quelli come Sophie che rischiamo di fare una brutta, bruttissima fine.

E leggendo Middle England, mi sono ritrovata – ancora una volta – a ringraziare Dio che mi ha fatto troppo poco intelligente, e a ringraziare non so chi o cosa per avermi salvato. Perché c’è mancato un pelo: sarei potuta diventare anch’io una Sophie.

Breve postilla sulle ultime cento pagine

Perché? Per quale ragione, Jonathan, hai sentito il bisogno se non il dovere di ammorbarci con cento pagine di spiegoni inutili? Perché hai dovuto, a tutti i costi, chiudere il cerchio, anzi i cerchi, ma di fatto ti sei semplicemente arrampicato sugli specchi, tirandola per le lunghe – anzi, per le lunghissime? Perché, in definitiva, ci hai trattato – ci sta per noi lettori – come se fossimo dei deficienti?

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