Letture di settembre (pt. 1)

Avevo paura che non sarei riuscita a leggere molto a settembre perché: la fine delle vacanze, il lavoro, le rotture di scatole varie. E invece finora mi è andata bene – anzi, direi proprio di lusso. Quindi ecco la prima parte del diario di lettura.

Russia ruleZ

Nella prima metà del mese, la Russia ha spadroneggiato. E in parte è frutto del caso. Nel senso che sì, avevo intenzione di leggere almeno un russo, per continuare il mio viaggio #allascopertadeirussi, ma mi sono capitate tra capo e collo due cose: il gruppo di lettura di cui faccio parte ha scelto un romanzo russo contemporaneo per il mese di settembre, e sempre a settembre è uscito un libro di Nori che parla di letteratura russa. Bingo.

Ma andiamo per ordine.

Alla scoperta dei russi con Paolo Nori

Dicevo che a settembre è uscito I russi sono matti di Paolo Nori e, anche se compro rarissimamente libri freschi di stampa, stavolta ho ceduto. Non solo, ne ho approfittato per leggere un altro libro di Nori sulla Russia: La grande Russia portatile.

Ho già scritto di entrambi i librini un altro post, perciò non mi ripeto e vi lascio il link.

Umili prose

E potevo, dopo aver letto quei librini deliziosi, non proseguire con un russo tradotto Nori? Ovviamente no. Così ho scelto le Umili prose di Puskin.

Ora, mi tocca fare una premessa: io non amo i racconti. Ne leggo pochissimi e solo in casi del tutto eccezionali. Quindi, anche se si tratta di Puskin, purtroppo, il mio giudizio è inficiato dal pregiudizio – che poi non è un pregiudizio, è proprio un’idiosincrasia.

Se mi piacessero i racconti, probabilmente sarei andata in brodo di giuggiole leggendo Puskin – che, se ho ben capito, è un po’ il padre della letteratura russa. Anche perché sono belli, questi racconti – l’unico che mi ha lasciata un po’ perplessa è stato Kirdžali.

La donna di picche, per dire, è proprio un gioiello. I racconti di Belkin sono carini. E La figlia del capitano, che non è un racconto ma un romanzo breve, mi sarebbe piaciuto tantissimo se fosse stato un romanzone di 600 e passa pagine.

Zuleika apre gli occhi

Zuleika apre gli occhi, il romanzo russo contemporaneo scelto per il gruppo di lettura di cui faccio parte, invece, per me è un grande no.

Avevo aspettative alte, probabilmente troppo alte, perché un paio di persone che lo avevano già letto ne avevano parlato come di un romanzo super wow.

Per carità, nonostante la mole è un libro che scorre e si lascia leggere – anche abbastanza in fretta. Ma, ecco, non mi è sembrato un capolavoro, e nemmeno un libro che ti fa dire: Oh, mamma, che meraviglia. Anzi, se devo essere sincera, mi è sembrato un romanzo trascurabile, di quelli che dopo che li hai finiti, te li dimentichi in fretta.

La pòra Zuleika, maltrattata dal marito e dalla suocera, viene deportata in un gulag; lì partorisce il figlio del succitato marito (che nel frattempo è morto male) e si innamora del comandante dell’Armata Rossa Ignatov. In sintesi, la trama è questa. Una specie di soap opera all’epoca della dekulakizzazione.

Insomma, nonostante le quasi 500 pagine, mi è sembrato tutto troppo superficiale, affrettato, e anche un po’ ruffiano.

Il censimento dei radical chic

Per il momento, con i russi abbiamo finito, ma le delusioni continuano.

Il censimento dei radical chic era un altro romanzo dal quale mi aspettavo grandi cose. L’idea di partenza, infatti, mi sembrava interessante: la messa al bando degli intellettuali e/o radical chic da un Primo ministro dell’Interno che ha fatto della semplificazione, degli slogan e dell’ignoranza le sue bandiere.

Ci sono dei passaggi spassosi, certo: qualche commento sagace e caustico buttato qua e là, e soprattutto le note a opera dei funzionari che emendano il testo dai vocaboli e dalle espressioni difficili. Ma, nel complesso, mi è sembrata un’occasione sprecata.

Insomma, il tema si prestava a un’analisi più lucida, a una satira più feroce della realtà italiana contemporanea. Peccato.

Dracula

Ma eccolo, il libro più bello che ho letto a settembre, il libro che ho scelto per la reading challenge #lettureclettiche: Dracula di Bram Stoker.

Il tema di settembre era (anzi, è) penna e calamaio, e bisognava (anzi, bisogna) scegliere un romanzo epistolare. Io ho scelto Dracula perché in questo periodo sono abbastanza in fissa con i classici e non lo avevo mai letto.

Che dire, amici? Pure se si tratta di un discreto mattone, l’ho letto in due giorni, perché Dracula è uno di quei romanzi che si divorano.

Scritto divinamente (e mi è piaciuta anche la traduzione che ho scelto, quella di Luigi Lunari per Feltrinelli), Dracula è un sacco di cose insieme ma è soprattutto un romanzo multiforme.

Prima di tutto è un classico, ma così fresco e moderno che potrebbe essere stato scritto anche ieri, per dire.

In secondo luogo, è un libro strutturato in maniera perfetta: l’alternanza delle lettere e degli stralci di diario non mortifica minimamente la narrazione, anzi la esalta. Non solo l’intreccio procede spedito dalla prima all’ultima pagina, senza nemmeno mezzo momento morto, ma ne viene fuori un romanzo corale, dove non ci sono protagonisti e comparse, ma dove tutti i personaggi, a loro modo, si guadagnano la ribalta, quando è il loro momento – a proposito di personaggi, il professor Van Helsing è meraviglioso e indimenticabile; e altrettanto meraviglioso e indimenticabile, per me, è Renfield, il paziente ricoverato nel manicomio del dottor Seward.

In terzo luogo, è un romanzo stratificato, che ha tanti di quei livelli di lettura che non riuscirei a elencarli tutti ma che, in sintesi, vanno dal romanzo sui vampiri al romanzo metafisico.

Insomma, se non lo avete letto ancora, fate come me e recuperatelo – e con l’occasione, partecipate anche a #lettureclettiche.

[to be continued]

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