Letture di agosto (pt. 3)

Agosto è finito e con lui sono finite anche le ferie e le lunghe giornate al mare, dedicate alle letture.

E cosa avrò mai letto in questi ultimi scampoli d’estate?

Ecco la terza parte del wrap up di agosto – qui la prima parte e qui la seconda.

Le braci

Vi capita mai di pensare di essere gli unici al mondo a non aver letto un certo autore o una certa autrice? A me spessissimo. Gli autori e le autrici con i quali non ho mai fatto conoscenza sono talmente tanti che se li elencassi faremmo notte. Tra loro c’è – anzi, c’era – anche Sándor Márai. E visto che negli ultimi tempi ho visto Le braci ovunque – da Instagram alla spiaggia – mi sono detta: Perché no?

Mi piacerebbe poter dire: Wow, l’ho adorato! Anche perché mi sento a disagio quando un libro apprezzato da tutti mi lascia l’amaro in bocca. Ma se lo dicessi mentierei.

Per carità, storia interessante, bella scrittura (e bella traduzione di Marinella D’Alessandro – anche se non so una parola di ungherese), ma anche molto austro-ungarico. E io, con gli austro-ungarici, un po’ mi annoio.

Ecco, leggendo Le braci mi sono annoiata, mi sono annoiata tanto. E credo di essermi annoiata per due ragioni.

Mi sono annoiata, prima di tutto, perché non succede niente – o quasi. Mi aspettavo tensione, mi aspettavo un coup de théâtre – che, per me, non è mai arrivato.

E mi sono annoiata anche perché, francamente, non mi è sembrato di leggere un romanzo ma una pièce teatrale. E, lo confesso, l’interminabile monologo, con le continue ripetizioni, mi ha stremata.

Ora non so se chiuderla qui, con Sándor Márai o se riprovarci, magari con un romanzone. Consigli?

Oblomov

Lo sapete, no, che ultimamente mi è venuta la scimmia dei russi? E che, al momento, ho una predilezione per i russi tradotti da Paolo Nori? Ecco perché, dopo Padri e figli di Turgenev (di cui ho parlato qui), ho deciso di leggere Oblomov di Gončarov.

Posso mai liquidare un libro come questo in poche righe? Ovvio che no. E non posso nemmeno lanciarmi e recensirlo – non mi sentirei all’altezza. Posso dire, però, che è uno dei libri più belli che ho letto in vita mia.

E posso dire anche un’altra cosa: se pensate che in questo romanzone russo non succeda niente, perché vi siete convinti che il protagonista, Oblomov, sia un pigro, ozioso, accidioso – e blablabla – siete fuori strada.

Prima di tutto perché di cose ne succedono, e pure tante. E poi perché Oblomov è uno di quei personaggi larger than life di cui è impossibile non innamorarsi. Non ci credete? Ecco cosa dice di lui il suo amico Andrej:

[…] ha qualcosa di più prezioso dell’intelligenza: un cuore onesto, fedele! […] Il suo cuore non ha mai emesso una nota falsa, il fango non l’ha toccato. Nessuna brillante menzogna è riuscito a sedurlo, e niente lo potrebbe portare su una falsa strada. […] È un’anima di cristallo, trasparente […] Il suo cuore non si corrompe, ti puoi fidare sempre, dovunque. […] non ho mai visto un cuore più pulito, più luminoso e più semplice […] Se l’hai conosciuto, non puoi smettere di volergli bene.

Ed è tutto vero, che più vero non si può.

Dalle rovine

Credo di averlo già scritto altrove e chiedo scusa se mi ripeterò ma confido nella vostra clemenza.

Ho attraversato un lunghissimo blocco del lettore durato un paio d’anni. Un paio d’anni durante i quali ho cominciato un’infinità di libri senza finirne nemmeno uno. E siccome la cosa mi pesava, chiedevo di continuo consigli, sperando di imbattermi in un romanzo che mi aiutasse a sbloccarmi.

Dalle rovine è proprio uno dei libri che la mia amica Rachele mi ha consigliato in quel periodo – e che, devo dire, mi ha consigliato a più riprese.

Adesso che quel blocco del lettore è un lontano ricordo, l’ho letto, il romanzo di esordio di Luciano Funetta.

Che dire? Di certo non lo consiglierei agli animi delicati e impressionabili. E nemmeno a chi predilige i romanzi italiani ambientati in provincia, dove le donne anziane portano il lutto, le mamme preparano il ragù, le ragazzine trovano se stesse, e cose così.

Dalle rovine mi è piaciuto proprio per questo, perché è un romanzo diverso da molti dei romanzi che escono ultimamente qui in Italia. E quindi è un romanzo per certi versi coraggioso. Ed è un romanzo per lettori coraggiosi, lettori che non hanno paura di un libro disturbante: sordido, crudele e disperato.

Limonov

Per anni, ho avuto un’opinione su Carrère senza aver mai letto nemmeno una riga scritta da Carrère. E non era una buona opinione. Poi ho letto L’avversario – ed è cambiato tutto. Perché la mia non era un’opinione ma un pregiudizio fondato su altri pregiudizi.

Se consideriamo Limonov una biografia, certo, Carrère non è un biografo che si attiene ai fatti nudi e crudi, e non è un biografo che sta al suo posto, cioè che scompare. Ma, indovinate un po’? Limonov non è una biografia.

Cos’è Limonov allora? Non lo so, non sono in grado di incasellarlo, di etichettarlo, perché Carrère ha inventato un genere nuovo, suo.

Qui Carrère, infatti, racconta la storia di Eduard Veniaminovič Savenko – per gli amici Limonov. E la racconta basandosi sugli scritti autobiografici del suddetto Eduard.

Ecco, basta questo per capire che siamo ben lontani dal concetto di biografia, che siamo su tutto un altro piano. È un gioco di specchi, un’affabulazione bella e buona.

Quindi, per come la vedo io, Carrère ha tutto il diritto di fare capolino quando gli pare e piace, di esprimere opinioni e giudizi, di inserire ricordi e aneddoti della sua vita.

E insomma, se volete leggere una biografia di Eduard Veniaminovič Savenko – per gli amici Limonov – questo libro non fa per voi.

Se invece volete abbandonarvi a Carrère e leggere la sua storia di Limonov che “è stato teppista in Ucraina, idolo dell’underground sovietico, barbone e poi domestico a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell’immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados”, preparatevi a partire per un viaggio magnifico e mostruoso.

Avvertimento: se decidete di leggerlo, alla fine, vi troverete con una lunghissima wishlist che conterrà tutti i libri di Carrère, tutti i libri scritti da Limonov e un botto di altri romanzi, soprattutto russi.

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