Ho ricominciato a leggere romanzi

Ricominciare a leggere romanzi

Ho smesso di leggere romanzi

A un certo punto della mia vita ho smesso di leggere. Per la precisione, ho smesso di leggere romanzi.

Che poi, a dirla tutta, tecnicamente non ho mai smesso di provarci.

Funzionava così: sceglievo un romanzo, cominciavo a leggerlo e dopo un tot di pagine – spesso poche – perdevo interesse e lo mollavo. Amen. Avanti il prossimo e stesso pattern.

Nel frattempo, però, continuavo a leggere non-fiction – io che la non-fiction a meno che non fosse obbligatoria, per studio o lavoro, non l’avevo mai degnata di attenzioni.

Ma mi mancavano i romanzi, continuavo a provarci, in un loop di fallimenti e frustrazione.

Perché non riuscivo più a finire un romanzo?

Nel corso di quella lunga parentesi della mia vita di non lettrice di romanzi che avrebbe voluto ricominciare a leggerli, quei benedetti romanzi, mi sono fatta un sacco di domande.

Ma l’unica domanda per la quale avrei veramente voluto trovare una risposta era: Perché diamine non riesco più a finire un romanzo?

Colpa di Pennac che mi ha insegnato che non c’è niente di male ad abbandonare un libro?
Colpa del fatto che i miei scrittori preferiti sono tutti morti o hanno appeso la penna al chiodo?
Colpa delle distrazioni che si annidano in ogni dove?
Colpa di Netflix? Di Spotify? Di YouTube? Di Sfera Ebbasta?

Ma soprattutto perché cercavo qualcuno o qualcosa a cui affibbiare delle colpe?

Perché volevo ricominciare a leggere?

Forse mi sarei dovuta fare un’altra domanda, e cioè: Perché volevo ricominciare a leggere?

Non ho mai creduto che leggere ci renda persone migliori. Io, quando leggevo, leggevo semplicemente perché mi piaceva. E allora, se leggere non mi piaceva più perché mi ostinavo a provarci e a riprovarci?

A un certo punto l’ho capito – o almeno, credo di averlo capito. Volevo ricominciare a leggere per senso di appartenenza.

La lettura non è un’attività solitaria

La lettura è considerata un’attività solitaria.

Quando siamo immersi in un romanzo, siamo spesso da soli – a letto, sul divano. E anche se siamo in mezzo alla folla, perché stiamo leggendo in spiaggia o sul tram, non ci mettiamo a parlare col vicino di ombrellone, non ci guardiamo attorno e magari non ci rendiamo conto che dovremmo alzarci per lasciare il posto a un anziano oppure ci disinteressiamo del percorso e scendiamo alla fermata sbagliata.

Ma la lettura è un’attività solitaria quando leggiamo. Dopo diventa altro. Diventa un ponte che ci permette di creare relazioni con persone più o meno simili a noi. O almeno, è sempre stato così per me.

A molte delle persone che mi sono più care, riesco ad associare un libro. La scintilla con C. è scoccata a un salone del libro, davanti a una copia del Tempo materiale. Ho capito che S. sarebbe diventata una delle mie migliori amiche quando, nel bel mezzo di una cena, ha citato Bret Easton Ellis. E con B. ci scanniamo da anni per stabilire se è meglio Cime tempestose e Jane Eyre – ci scanniamo inutilmente, tra l’altro, perché nessuna delle due cambierà mai idea. Io, mi sembra superfluo specificarlo, sono #teamEmily e soprattutto #teamHeathcliff.

Ho ricominciato a leggere

Non so bene com’è successo ma è successo: ho ricominciato a leggere.

È andata così: ho cominciato un romanzo e l’ho finito. Poi ne ho cominciato un altro e ho finito anche quello. E dopo ne ho cominciato un altro e al momento non ho intenzione di mollarlo. E so già cosa mi piacerebbe provare a leggere una volta finito anche quello.

Ci sono due cose curiose in questa storia, però.

Una è che quei libri che ho finito pensavo di averli scelti io, e invece mi sono resa conto che me li avevano suggeriti, direttamente o indirettamente, persone che mi piacciono, che sento in qualche modo affini a me.

L’altra è che da quando ho ricominciato a leggere, mi è tornata anche la voglia di rapportarmi ad altri esseri umani – e in questo, forse, c’è anche lo zampino del fatto che è finalmente primavera.

Insomma, sono contenta di aver ricominciato a leggere romanzi. Speriamo che duri.

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