L’importanza della traduzione

Come scrivevo qui quando si tratta di classici è fondamentale scegliere l’edizione – e in particolare, la traduzione – giusta.

I classici russi

Ho già detto che, per esempio, gran parte della mia avversione per i romanzi russi era dovuta al fatto che quando ero giovane e povera, sceglievo le edizioni più economiche che, spesso, erano tradotte con i piedi oltre che piene di refusi. Nel caso dei russi, addirittura, penso di aver letto cose così datate che risalivano all’epoca in cui non si traduceva dal russo all’italiano ma si passava dal francese – ovvero: i francesi si accollavano il lavoro sporco, e cioè traducevano dal russo, e poi gli italiani facevano i furbetti e traducevano dalle traduzioni francesi. Da brividi, eh?

Ebbene, le brutte edizioni/traduzioni non hanno avuto un impatto negativo solo sul mio rapporto con i classici russi.

Il grande Gatsby

Prendiamo Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Quando l’ho letto, esisteva una sola e unica traduzione: quella di Fernanda Pivano. Ebbene, io ogni tot pagine mi fermavo e pensavo: ma questa cosa non ha senso, non sta in piedi. Poi ricominciavo. E ogni volta, l’entusiasmo scemava. Dopo anni, ho scoperto che la traduzione della Pivano era piena di errori e che, qua e là, mancavano addirittura dei passaggi. Nel frattempo, però, io mi ero convinta che Francis Scott Fitzgerald e il grande Gatsby valessero poco. Fino al giorno in cui sono scaduti i diritti ed è stato ritradotto tutto. A quel punto ho letto Di qua del paradiso (bellissimo – nella traduzione di Veronica Raimo) e Tenera è la notte (bello – nella traduzione di Vincenzo Latronico). E ho capito che no, Francis Scott Fitzgerald non valeva poco. E ora i tempi sono maturi: presto rileggerò Il grande Gatsby, ovviamente in un’altra traduzione – probabilmente quella di Franca Cavagnoli, anche se pure quella di Tommaso Pincio mi ispira.

L’inverno del nostro scontento

Prendiamo L’inverno del nostro scontento di Jonh Steinbeck. È un libro che vorrei leggere da anni e anni. Ogni tanto lo comincio, ma dopo un paio di pagine lo chiudo e lo metto via. Perché? Perché la traduzione di Luciano Bianciardi è, pure lei, datatissima e inadeguata. Ed è l’unica in commercio. Perciò mi toccherà aspettare che scadano anche i diritti dei romanzi di Steinbeck per potermi finalmente godere questo benedetto libro.

Occhio: non ho niente contro la Pivano o contro Bianciardi, ci mancherebbe. Apprezzo tantissimo il fatto che abbiano contribuito a portare in Italia certa letteratura americana. E sono consapevole che a quei tempi, tradurre era più difficile di quanto non sia oggi. Non che oggi sia un gioco da ragazzi, eh. Solo, ci sono più strumenti a disposizione. All’epoca, se ti imbattevi in un vocabolo o in un’espressione mai sentita, potevi cercare conforto (e soluzioni) nel dizionario, o avviare una corrispondenza intercontinentale con l’autore. Oggi, i traduttori possono contare su dizionari e glossari di ogni tipo, su internet con i suoi forum, e soprattutto hanno la possibilità di frequentare la lingua su base quotidiana.

American Psycho

E poi c’è Bret Easton Ellis, il mio adorato Bret – che non è ancora un classico, anche perché per fortuna è vivo e vegeto, ma che lo diventerà. Prendiamo il suo romanzo più famoso: American Psycho. L’ho letto la prima volta più o meno quando è uscito, nella traduzione di Pier Francesco Paolini. Ricordo, come fosse ieri, che leggendo il libro pensavo: questo tipo è chiaramente uno scrittore immenso, questo è un libro che mi ossessionerà per il resto dei miei giorni, però c’è qualcosa che non va, che non funziona, che non torna. Bene, quel qualcosa era la traduzione. Così l’ho riletto a distanza di qualche anno, quando è uscita una nuova traduzione, quella di Giuseppe Culicchia. Ormai Bret lo conoscevo bene, avevo letto altri suoi romanzi, e sapevo anche due o tre cose di traduzione. E mentre lo rileggevo pensavo: ok, d’ora in poi, American Psycho solo in lingua originale. Come gli altri libri di Bret Easton Ellis.

Don’t judge a book by its translation

Insomma, il problema di una traduzione inadeguata non riguarda solo i classici. E una traduzione inadeguata può letteralmente ammazzare un libro, anche se si tratta di un capolavoro.

E quindi? Quando scelgo di leggere un libro, soprattutto se si tratta di un libro importante, cerco sempre di capire se esistono diverse edizioni/traduzioni, e se esistono, mi prendo un po’ di tempo per capire quale sia la migliore, e scelgo quella.

 

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