Il mestiere di riflettere

Un’esperienza condivisa

Mi è sempre piaciuta l’idea dei libri che girano, che passano di mano in mano. Forse perché ho un rapporto molto intenso con i libri usati. Sono contenta quando ci trovo dentro sottolineature, appunti, segni di vite altrui. Probabilmente perché per me la lettura non dovrebbe essere un’esperienza solitaria, ma qualcosa da condividere.

Da condividere davvero, però. Non solo attraverso una foto su Instagram.

In passato, quando ero più social, di tentativi di trasformare la lettura da esperienza solitaria a esperienza condivisa ne ho fatti diversi.

Per esempio, un’epica #BronteBattle su Twitter con la mia amica Barbara: lei a prendere le parti di Charlotte e Jane Eyre, io quelle di Emily e di Cime Tempestose.

O un Tumblr che si chiamava (credo) MperMontecristo, dove annotavo i pensieri (alcuni molto scemi, invero) che nascevano mentre leggevo uno dei romanzoni che ho più amato nella vita.

E perfino #OhMyJest, il tentativo di leggere Infinite Jest in buona compagnia, sempre su Twitter. Quello però è stato un epic fail, perché io ho mollato a circa 250 pagine dalla fine.

Il mestiere di riflettere

È stato anche per queste ragioni che più o meno un anno fa, quando mi sono capitate tra le mani un paio di copie del Mestiere di riflettere, ho deciso di (ri)metterle in circolo.

Da un annetto a questa parte, quindi, un paio di copie quel libro se ne vanno spensierate a zonzo per l’Italia e addirittura per l’Europa, passando di mano in mano, di lettore in lettore.

Credevo fosse arrivato il momento di farle tornare all’ovile. Anche perché muoio dalla voglia di sfogliare le pagine per trovarci i segni delle vite altrui che hanno incrociato in questi mesi.

Però poi mi sono detta che no, forse preferisco che quelle due copie superstiti del Mestiere di riflettere, se ne vadano ancora a zonzo per un po’.

E quindi?

E quindi niente, è facile facile.

Se per caso hai voglia di leggere il Mestiere di riflettere, scrivimi una mail e dammi il tuo recapito postale.

Io ti inserisco nella lista d’attesa, e appena chi si era prenotato prima di te, finisce il libro, gli do il tuo indirizzo così te lo spedisce.

Quando lo ricevi mi fai un fischio e ti impegni a rispedirlo, nel giro di un paio di settimane, alla persona che si è prenotata dopo di te, che potrebbe vivere in Italia ma anche all’estero.

Io terrò a bada la mia curiosità. Prima o poi mi toglierò lo sfizio di sfogliare quelle due copie, di contare i chilometri che hanno percorso, e tutto il resto.

Ma adesso vorrei che continuassero a vedere il mondo.

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