Sono guarita dalla sindrome di Pippo Baudo (ma sono diventata una snob)

La sindrome di Pippo Baudo

Ho sofferto per tanti – troppi – anni della sindrome di Pippo Baudo. Quella cosa che “L’ho scoperto io!” o in alternativa “Lo ascoltavo quando non lo conosceva nessuno”.

Poi sono guarita.

C’è stata una breve fase di transizione. Mi dicevano: “Hai sentito il disco di [nome a caso di cantantino con la vocina e la chitarrina o simili]?”. Rispondevo di no, che manco sapevo che esisteva [nome a caso di cantantino con la vocina e la chitarrina]. E pensavo che se non lo conoscevo non valeva la pena conoscerlo.

Poi ho semplicemente cominciato a detestare e dileggiare l’indie italiano. Tutto, senza eccezioni. E pure l’indie di altra provenienza. Quasi tutto, con pochissime eccezione.

Che poi che cosa vuol dire indie? Che cos’è l’indie? Vabbè, lasciamo stare che sennò divento polemica e non mi va.

Comunque sia, dicevo che ho fatto tabula rasa, ho eliminato l’indie italiano dalla mia vita, e soprattutto dal mio iPod. Anche perché non mi piaceva.

Usciva il nuovo delle Luci della centrale elettrica, i miei amici cominciavano a martellare e io, stoica, niente, non reagivo. Usciva il nuovo dei Baustelle, uguale. Uscivano Dente, Motta, Mannarino, Edda e chiunque, preciso identico.

Ho dato una chance all’indie italiano

Poi, più o meno un anno fa, mi sono detta: “Oh, forse sto sbagliando. Forse ci sono anche delle cose interessanti, addirittura belle, e io me le sto perdendo?”. E ho dato una chance all’indie italiano.

Mi sono ascoltata – anzi, ho provato ad ascoltare – la qualunque: dall’indie da primo posto in classifica FIMI all’indie scrauso con due visualizzazioni in croce su YouTube. E niente, mi sanguinavano le orecchie.

Finché non sono arrivata a Calcutta

Devo aprire una parentesi. Io a Calcutta ci sono arrivata a marzo del 2017. Quindi molto in ritardo. E nel periodo in cui tutti i miei amici martellavano con Calcutta, io convinta che fosse una specie di Brunori Sas, lo avevo bellamente ignorato.

E insomma, ero su Spotify, avevo fatto partire un numero sostanzioso di album di indie italiano relativamente recenti, avevo skippato senza pietà, raramente andando oltre la seconda traccia, e poi è partita Gaetano.

Non ho skippato. Me la sono sentita tutta, Gaetano. Ed ero tipo già quasi in estasi. Ho continuato, e quando è finito il disco, che non dura manco 30 minuti, l’ho fatto ripartire. E per tipo tre giorni consecutivi, mi sono dimenticata di tutto il resto, e mi sono drogata di Calcutta.

Ed è toccato a me cominciare a martellate con Calcutta. Solo che i miei amici mi dicevano: “Ma che veramente? Adesso lo scopri Calcutta? Sei out!”. Io mi giustificavo spiegando che credevo fosse l’ennesimo indie italiano inutile e quindi, all’epoca, non gli avevo manco dato una chance.

Adesso non voglio disquisire sul fatto che io non definirei Calcutta indie. Però, ecco, per me Calcutta non sta nel calderone dell’indie italiano. Insomma, per me Calcutta è pop. Quando ho cominciato ad ascoltarlo, mica pensavo a Brunori Sas. Pensavo a Cremonini. Ma non divaghiamo.

Lo snobismo è una brutta bestia

Il punto è che mi sono persa qualcosa. Mi sono persa l’hype intorno a Calcutta e a Mainstream quando è uscito il disco. Ma mi sono persa anche uno o due concerti. Perché? Perché sono guarita dalla sindrome di Pippo Baudo, ma sono diventata una snob. E lo snobismo è una brutta, bruttissima malattia.

E adesso vorrei guarire anche da questa cosa qui.

Perciò vi chiedo: mi sto perdendo qualcosa? Al di là delle etichette, che detesto e che spesso vengono appiccicate a caso, ci sono dei dischi italiani belli belli in modo assurdo che dovrei ascoltare?

3 Commenti

  1. Ex-Otago e Zen Circus? Anche loro li scarti? Sono curiosa di sapere cosa ne pensi perché io li amo molto (come Calcutta, e del resto anche Cosmo ma temo che quest’ultimo sia tra quelli che non ti sono piaciuti).

    1. Uhm, vediamo. Ex-Otago: sono tra quelli skippati senza pietà. Zen Circus: per un periodo ho avuto un loro disco sull’iPod ma vivo tranquillamente senza Appino & Co. Non lo so, si prendono forse un po’ troppo sul serio (o almeno questa è l’impressione che ho io)

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