Alla scoperta dei russi con Paolo Nori

Io e Paolo Nori

Quando avevo una ventina d’anni, quindi tantissimo tempo fa, ho scoperto Paolo Nori, e ogni volta che usciva un suo libro, cosa che peraltro avveniva spesso, mi fiondavo in libreria, lo compravo e lo leggevo subito.

C’è da dire che Nori non l’ho scoperto io, ma me l’ha fatto scoprire un’amica. È andata così: questa mia amica aveva letto il primo romanzo di Nori, Bassotuba non c’è, e le era piaciuto tanto, le era piaciuto così tanto che me lo aveva regalato. E così lo avevo letto anch’io, e arrivata all’ultima pagina, avevo chiamato la mia amica per dirle: Scusa ma mi sa che la copia che mi hai regalato è difettosa, probabilmente mancano delle pagine, perché in questo libro che ho letto io non c’è il finale. Invece la copia non era difettosa, non mancava nessuna pagina, e il finale, che non era un finale, era proprio quello.

Com’è come non è, l’indomani avevo già comprato il secondo libro di Nori. E ho continuato a comprare e a leggere i libri di Nori per anni, per un sacco di anni. Poi mi sono stufata e mi sono dimenticata di Nori.

Di Nori mi sono ricordata qualche giorno fa, quando ho visto che Utet aveva pubblicato un suo librino intitolato I russi sono matti. E ho pensato: chi meglio di Nori può accompagnarmi in questo viaggio alla scoperta dei russi che ho intrapreso da poco? Tanto più che, dopo aver letto Padri e figli, mi ero detta: d’ora in avanti voglio leggere solo romanzi russi tradotti da Nori. Così, a distanza di anni, ho comprato di nuovo un libro di Nori. Anzi due. Perché nel frattempo ho scoperto che c’era un altro libro di Nori, uscito un paio di anni fa, che dovevo leggere: La grande Russia portatile.

Alla scoperta dei russi e della Russia

Per chi non lo sapesse, Nori ha studiato russo. Nei suoi romanzi lo dice sempre, dice di continuo che ha studiato russo, che ama leggere i russi, che ha vissuto in Russia, che a un certo punto della sua vita ha anche cominciato anche a tradurre romanzi russi, tipo Padri e figli di Turgenev oppure Oblomov di Gončarov e anche altri che non ho (ancora) letto.

Ed è curioso, perché io e Nori abbiamo qualcosa in comune: basta sostituire russo e russi e Russia con francese e francesi e Francia. E togliere di mezzo quella cosa di scrivere romanzi. Perché io ho studiato francese, amo leggere i francesi, ho vissuto in Francia, e a un certo punto della mia vita ho anche cominciato a tradurre romanzi francesi.

Ma sto divagando. È un effetto collaterale, succede quando leggo Nori, prendo a divagare, ad andare fuori tema e a scrivere un po’ così.

Insomma, siccome io non ho studiato il russo e nemmeno la letteratura russa, e ho letto pochissimi romanzi russi, ma è successo che a quarant’anni suonati mi sono innamorata dei russi, mi sono detta che Nori poteva essere il mio Virgilio il questo viaggio, perché lui di Russia e di russi ne sa a pacchi.

Due librini deliziosi

La grande Russia portatile e I russi sono matti sono due librini deliziosi che si leggono in pochissimo tempo.

Nori non sale in cattedra, non si mette lì a pontificare e se vi aspettate di leggere una Storia della Russia o una Storia della letteratura russa, lasciate perdere.

Se invece non sapete niente della Russia e dei russi, o se ne sapete a pacchi e però non vi basta, comprateli e leggeteli subito.

Ci troverete aneddoti – curiosi, divertenti, surreali, commoventi. Sulla Russia, sui russi, ma anche su Nori.

Ma ci troverete soprattutto amore, un amore infinito per un Paese, per un popolo, per una lingua, per una letteratura. Perché entrambi questi librini trasudano amore.

E dovrete fare i conti con gli effetti collaterali, che sono essenzialmente questi due:

  • metterete in wishlist ogni singolo libro che Nori citerà nei suoi libri, saggi inclusi
  • vi verrà voglia di fare la valigia e partire seduta stante per Mosca e Pietroburgo.

Non siete ancora convinti? Allora leggete qua (da I russi sono matti, p. 22):

Cioè quei romanzi così grossi, con tutti quei personaggi che hanno almeno tre nomi e un cognome e un paio di soprannomi e dei gradi che li collocano in una gerarchia incomprensibile e che sono legati da intricatissimi vincoli di parentela, […] se porti pazienza, se arrivi per dire a pagina 39, dopo alla fine ti danno delle grandi soddisfazioni, e se si è proprio fortunati magari ti fanno anche molto male.

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